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Saturday, 3 January 2015

Subcomandante Insurgente Moisés: Discorso dell’EZLN nel 21° anniversario dell’inizio della guerra contro l’oblio

ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE
MESSICO
31 Dicembre 2014 e 1° Gennaio 2015
Compagne e compagni familiari degli studenti di Ayotzinapa uccisi e fatti sparire dal
malgoverno di questo sistema capitalista:
Compagne e compagni del Congresso Nazionale Indigeno:
Compagne, compagni e compañeroas della Sexta del Messico e del mondo:
Compagne e compagni Basi di Apoggio dell’Esercito Zapatista di Liberazióne Nacionale:
Compagne e compagni comandanti e comandante, cape e capi del Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno-Comandancia Generale dell’ EZLN:
Compagne e compagni miliziane e miliziani:
Compagne e compagni insurgentes e insurgentas:
Compas:
Per mia voce parla l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale.
Ricevete tutte, tutti e todoas, sia siate qui presenti o che non siate qui presenti, il saluto degli uomini, donne, bambini, bambine, anziane e anziani zapatisti.
Sia benvenuta la visita, la voce, l’ascolto, lo sguardo, il cuore collettivo dal basso e a sinistra.
Abbiamo qui come invitati d’onore i famigliari di chi ci manca in Ayotzinapa, nel Messico e nel mondo.
Siamo felici di cuore dell’onore che ci fate ad essere qui tra il nostro popolo zapatista.
Ci onorano anche i vostri silenzi e le vostre parole.
Ci unisce e accomuna il vostro dolore e la vostra rabbia.
Noi, zapatisti e zapatiste, non perdiamo di vista né ci tappiamo le orecchie di fronte al dolore ed al coraggio di Ayotzinapa che dimostrano e di cui ci parlano i familiari.
Il dolore per le morti e le scomparse. Il coraggio dei malgoverni di nascondere la verità e negare la giustizia.
Ciò che sappiamo e ricordiamo in questa lotta di Ayotzinapa è che solo come popoli organizzati possiamo trovare la verità.
Non solo la verità scomparsa ad Ayotzinapa, bensì tutte le verità che sono state sequestrate, incarcerate e assassinate in ogni angolo del pianeta Terra.
Su questa verità ora ancora assente potremo costruire la giustizia.
Perché noi, zapatiste e zapatisti, crediamo che non si possa più avere fiducia dei malgoverni che esistono in tutto il mondo.
Questi malgoverni che solo servono i grandi capitalisti.
Questi malgoverni che altro non sono che i dipendenti del capitale. I capoccia, maggiordomi e caporali della grande impresa capitalista.
Questi malgoverni non fanno nulla di buono per il popolo.
Non importa quante parole possano dire, questi governi non comandano perché il mero comando è quello del capitale neoliberale.
Per questo non bisogna credere a nulla dei malgoverni.
Tutto quello che vogliamo come popolo dobbiamo costruirlo tra di noi.
Proprio come stanno facendo i famigliari degli assassinati e desaparecidos di Ayotzinapa che costruiscono la ricerca di verità e giustizia.
Così come stanno costruendo la loro stessa lotta.
Vogliamo dire ai padri ed alle madri dei compagni scomparsi di non stancarsi di lottare e non abbandonare la lotta per la verità e la giustizia per i 43.
La lotta dei famigliari di Ayotzinapa è l’esempio e lo stimolo per chiunque vuole verità e giustizia in tutti i paesi del pianeta.
Vogliamo seguire l’esempio dei padri e delle madri che hanno lasciato la loro casa e famiglia per lavorare e incontrarsi con altre famiglie che condividono lo stesso dolore, rabbia e resistenza.
La speranza non sta in un uomo o una donna individualmente, come vorrebbero farci credere quelli che ci dicono “Vota per me” oppure “entra in questa organizzazione perché noi vinceremo”.
Così dicono.
Ma, quale lotta? Noi sappiamo che quello che vogliono loro è il Potere per poi dimenticarsi di tutto e tutti.
Per questo è meglio che prendiamo l’esempio dei famigliari di Ayotzinapa e ci organizziamo.
Bisogna costruire e far crescere l’organizzazione in ogni luogo in cui viviamo.
Immaginare come potrebbe essere una nuova società.
Per questo dobbiamo studiare come stiamo in questa società nella quale viviamo.
Noi zapatiste e zapatisti diciamo che viviamo in una società dove siamo sfruttati, repressi, disprezzati ed espropriati da molti secoli da padroni e leader, e fino ad oggi, alla fine del 2014 e inizio del 2015, questa società continua così.
Ci hanno sempre ingannato dicendoci che loro, quelli che stanno in alto, sono i più forti e invece noi non serviamo a nulla.
Che siamo stupidi e stupide, così ci chiamano.
Dicono che loro sono capaci di pensare, immaginare, creare e che noi siamo solo i peones che eseguono.
“Fanculo tutto questo!”. “Ora Basta!”, così abbiamo detto noi zapatiste e zapatisti nell’anno 1994, e adesso ci governiamo autonomamente.
La vediamo così noi zapatiste e zapatisti, lo sforzo e la lotta colma di ribellione, resistenza e dignità dei famigliari dei compagni studenti desaparecidos ci stanno esortando ad organizzarci affinché non continui tutto nella stessa maniera.
Per lo meno sapere cosa fare prima che tutto continui nella stessa maniera.
O cosa fare affinché non succeda più a nessuno quello che è successo a causa di questo sistema in qui viviamo.
L’hanno spiegato molto bene i famigliari di Ayotzinapa. Come dei buoni maestri, i famigliari hanno spiegato che il responsabile del crimine è il sistema attraverso i suoi capoccia.
Il sistema, veramente, ha le scuole per i suoi capoccia, maggiordomi e caporali, queste scuole sono i partiti politici che vogliono solamente cariche e poltrone sempre più importanti.
Lì è dove si preparano i servi dei malgoverni. Lì imparano a rubare, a ingannare, a imporre e a comandare.
Da lì escono quelli che fanno le leggi, quelli che diventano legislatori.
Da lì esce chi ci obbliga a seguire quelle leggi con la violenza, quelli che diventano presidenti grandi, medi e piccoli, con i loro eserciti e polizia.
Da lì esce chi giudica e condanna chi non obbedisce a quelle leggi, quelli che diventano giudici.
Non importa se questi capoccia, maggiordomi o caporali sono uomini o donne, se sono bianchi o neri, gialli, rossi, verdi, azzurri, color caffè o di qualsiasi altro colore.
Il lavoro di quelli che stanno in alto è non lasciare respirare quelli che stanno in basso.

Talvolta chi manda ad uccidere ha lo stesso colore della pelle di chi viene ucciso.
Talvolta l’assassino e la vittima hanno lo stesso colore e la stessa lingua.
Non importano né il calendario né la geografia.
Quello che ci ha fatto pensare La lotta dei famigliari e dei compagni di Ayotzinapa ci fa pensare che chi sequestra, assassina e mente sono sempre gli stessi.
Chi non cerca la verità è chi dice menzogne.
Chi non fa giustizia è chi impone l’ingiustizia.
Noi pensiamo che questo non può continuare sempre così, in qualsiasi parte e a qualsiasi livello.
Questo è proprio quello che ci insegnano i famigliari di Ayotzinapa, ovvero che è meglio che noi cerchiamo e incontriamo chi subisce questa malattia chiamata capitalismo.
Insieme ai famigliari di Ayotzinapa cerchiamo le desaparecidas che abbiamo in tutti i nostri mondi.
Perché le donne scomparse e assassinate tutti i giorni e in qualsiasi ora ed in ogni luogo sono la verità e la giustizia.
Grazie ai famigliari dei 43 capiamo che Ayotzinapa non è nello stato messicano di Guerrero, ma è in tutto il mondo del basso.
Grazie a loro abbiamo capito che il nemico comune in campagna ed in città è il capitalismo, non solo in questo paese ma in tutto il mondo.
Ma questa guerra mondiale del capitalismo, in tutto il mondo incontra persone che si ribellano e che resistono.
Queste persone che si ribellano e che resistono si organizzano secondo i propri modi di pensare, secondo il luogo, secondo la storia, a modo loro.
Così, con le loro lotte di ribellione e resistenza si conoscono e fanno accordi per raggiungere quello che si vuole raggiungere.
Si conoscono ma non si giudicano tra loro.
Non si mettono in competizione per vedere chi è il migliore. Non si chiedono chi ha fatto di più, chi è più avanti, chi è avanguardia, chi comanda.
Insieme si chiedono se c’è qualcosa di buono in quello che fa il capitalismo.
Iniziando a farsi domande scoprono che NON c’è nulla di buono, anzi, proprio il contrario, fa del male in mille modi quindi è logico che ci siano mille modi di rispondere a questo male.
E allora la domanda è: come ribellarsi contro il male? Come resistere per far sì che il male del capitalismo non distrugga? Come ricostruire quello che viene distrutto, in modo che non torni tutto come prima, ma che sia meglio? Come si rialza chi cade? Come si ritrova un desaparecido? Come si libera un prigioniero? Come vivono i morti? Come si costruiscono la democrazia, la giustizia e la libertà?
Non c’è un sola risposta. Non esiste un manuale. Non esiste un dogma. Non c’è un credo.
Ci sono molte risposte, molti modi, molte forme.
Ognuno guarda i propri risultati e impara dalla sua e dalle altre lotte.
Mentre quelli in alto si arricchiscono con i soldi, quelli in basso si arricchiscono con esperienze di lotta.
Sorelle e fratelli, noi zapatisti e zapatiste diciamo che abbiamo appreso guardandovi e ascoltandovi, e anche guardando e ascoltando il mondo.
Non è stato, non è e non sarà un individuo o individua a regalarci la libertà, la verità e la giustizia.
Perché, amici e nemici, ci risulta che la libertà, la verità e la giustizia non sono un regalo, ma diritti che si devono conquistare e difendere.
E si possono raggiungere solo collettivamente.
Siamo noi, i popoli, le donne, gli uomini, gli otroas, abitanti delle campagne e delle città che dobbiamo prendere per mano la libertà, la democrazia e la giustizia per una nuova società.
Questo è quello che stanno facendo i padri e le madri dei compagni desaparecidos.
In mille maniere dobbiamo lottare per conquistare una società nuova.
Dobbiamo partecipare tutti, con diversi gradi d’impegno, alla costruzione di questa nuova società.
Tutti dobbiamo sostenere la lotta dei famigliari di Ayotzinapa nella ricerca di verità e giustizia, con purezza e semplicità perché questo è il dovere di chiunque sia in basso a sinistra.
Diciamo sostenere perché non si tratta di guidarli, di manipolarli, di usarli, di disprezzarli.
Si tratta di lottare insieme a loro.
Perché nessun essere umano onesto può approfittare di questo dolore e questa rabbia, questa ingiustizia.
Fratelli e sorelle famigliari degli assenti di Ayotzinapa:
Le zapatiste e gli zapatisti vi appoggiano perché la lotta è giusta e vera. Perché la vostra lotta deve essere di tutta l’umanità.
Siete stati voi e nessun altro ad aver inserito la parola “Ayotzinapa” nel vocabolario mondiale.
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