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Thursday, 12 February 2015

Grecia e Germania: Chi è il debitore, di chi?

di Antonio Moscato, 11/2/2015
Sollevare la questione del condono di cui ha beneficiato la Germania nel secondo dopoguerra non è un “espediente propagandistico” di Tsipras che rivelerebbe la sua “doppia morale”, come hanno insinuato molti squallidi commentatori italiani. In realtà fin dal giorno della sua elezione, ed anzi già nel corso della campagna elettorale, la questione era stata posta con forza. E anche negli anni passati si erano svolti convegni storici sulla questione, con la partecipazione di studiosi tedeschi (in Appendice una Bibliografia riporta le tracce di questo lavoro). D’altra parte perfino il governo Samaràs aveva accennato alla questione nel 2012, minacciando di costituire una commissione d’inchiesta. Ma naturalmente di fronte alle intimazioni della Merkel si era subito arreso, e non ne aveva fatto niente.
Tsipras invece ha creato immediatamente una commissione sul debito di guerra tedesco, affidandone simbolicamente la presidenza a Manolis Glezos, che come giovanissimo ufficiale nel 1941 diede il via alla resistenza strappando la bandiera del Terzo Reich dal Partenone, poi è stato partigiano comunista, e già nella penultima legislatura deputato di Syriza. Il discorso con cui Tsipras ne annunciava l’istituzione è stato fatto anche come sfida ai nazisti di Alba Dorata, ma ha raccolto i consensi anche di una parte dei deputati conservatori. Un’altra iniziativa sintomatica era stato l’omaggio alla lapide che ricorda la fucilazione di 400 combattenti della resistenza alla periferia di Atene, il primo gesto di Tsipras dopo la vittoria elettorale.
Tsipras e Glezos

Sono in tanti in Grecia a essere sdegnati con il governo tedesco, in cui cristiano sociali e socialdemocratici sono perfettamente d’accordo nel rifiutare ogni obbligo morale nei confronti delle vittime di quel regime nazista di cui sono di fatto eredi. Abbiamo pagato, dicono, ma quel che hanno pagato corrisponde a un sessantesimo di quanto dovuto. Un sessantesimo, cioè l’1,67% delle riparazioni che erano state calcolate nell’immediato dopo guerra. Il debito che era stato annullato nel 1953, rivalutato, corrispondeva più o meno all’ammontare del programma di tagli al bilancio imposti dalla troika al governo Papandreu nel giugno 2011.
Ma il risentimento di gran parte dei greci è legato anche al modo feroce con cui la Germania aveva saccheggiato le casse dello Stato ellenico, distrutte fabbriche e infrastrutture portuali, e perfino il Canale di Corinto, che richiese anni di costosi lavori per essere di nuovo navigabile. Tutti i governi greci del dopoguerra non potevano però non accettare il diktat dei protettori della Germania (USA, GB, Francia, e  anche l’Italia democristiana e anticomunista), sia perché essi stessi erano fortemente sbilanciati a destra, sia perché le grandi famiglie della politica greca hanno sempre fatto affari in Europa con i miliardi sottratti al paese. Nella lista Falciani degli evasori che hanno portato somme enormi nella filiale svizzera della Banca britannica HSBC ad esempio si è scoperto che la madre dell’ex premier Giorgio Papandreu, e moglie del predecessore Andrea, aveva messo da parte un gruzzoletto di mezzo miliardo di euro… Per forza Papandreu non poteva far altro che piegare la testa di fronte alle pretese della troika!

Partigiani di Kalavryta, villaggio martire, del quale i soldati tedeschi massacrarono l'intera populazione maschile (oltre 700 persone) il 13 dicembre 1943

Naturalmente il debito accumulato dalla Germania nel corso della guerra 1941-1944 (conclusa prima che in altre parti dell’Europa grazie al coraggio e alla determinazione dei partigiani comunisti greci) è solo un esempio di come i debiti si possono non pagare. È ridicolo dire (come ripetono diversi pennivendoli  italiani) che l’affare sarebbe ormai chiuso, perché diversi governi greci si sono accontentati delle briciole che gli venivano offerte: quelli erano governi fantoccio, messi al potere da Gran Bretagna e Stati Uniti con la forza delle armi, poi puntellati dalla NATO, e dalle grandi industrie dell’armamento di cui la classe dirigente greca è stata ottima cliente per decenni.
Inoltre un argomento che viene ovviamente ignorato da chi fa campagna per screditare “le pretese di Tsipras” è che l’attuale debito greco nei confronti della Germania è stato accumulato con un meccanismo perverso: i governanti asserviti alla troika accettavano prestiti, che tuttavia non arrivavano neppure in Grecia, ma finivano in buona parte nelle banche tedesche (e dei principali paesi imperialisti) per pagare l’interesse del debito precedente. Ne aveva parlato già Rosa Luxemburg più di un secolo fa, a proposito dell’Egitto, Rosa L. sul debito: “Anzitutto, ogni prestito rappresentava una speculazione, in cui da un quinto a un terzo e più della somma nominalmente prestata rimaneva appiccicata alle mani dei banchieri europei. Gli interessi usurari dovevano comunque, bene o male, esser pagati…”:
Ci sono comunque molti esempi di debiti impagabili e che non sono stati pagati: oltre al recentissimo: Ristrutturazione, audit, sospensione e annullamento del debito , richiamo un testo precedente che partiva da molto più lontano:  Toussaint: storia dell’annullamento del debito.
Ma il caso del debito tedesco è importante anche per il suo valore simbolico, e perché spiega bene i criteri politici in base ai quali un debito è preteso integralmente o condonato, e per questo va fatto conoscere. Sostenere la lotta dei compagni greci servirà anche per la nostra lotta contro il nostro debito.
I dieci punti che seguono sono stati curati dalla redazione di A l'encontree sono ricavati da un ampio Dossier della rivista tedesca Lunapark21 (n° 15, 2011)sulla Grecia e le politiche di austerità imposte dalla troika; in particolare sintetizzano due ampi articoli dello storico Karl Heinz Roth, che si è dedicato allo studio dei saccheggi operati dall’esercito tedesco nei territori europei occupati.  [1]
(a.m.11/2/15)
"Libertà o morte" (Eleftheria i Thanatos)
-Il nazista: "Libertà, vedremo, forse nel 2065. Intanto, la morte c'è già"

La Grecia e l’occupazione delle forze del III Reich (1941-1944). Quali indennizzi? Il debito di chi con chi?
1.
La Conferenza interalleata di Parigi sulle riparazioni ha concluso, il 14 gennaio 1946, che sull’ammontare complessivo dovuto dalla Germania a titolo di riparazioni ai 18 paesi da essa occupati ne doveva alla Grecia il 3,7%, vale a dire 7,1 miliardi al potere d’acquisto del 1938. Senza calcolare gli interessi del periodo trascorso dal 1946, equivale, al potere d’acquisto del 2010, a 106,5 miliardi di dollari. Le tre zone d’occupazione occidentali che sarebbero diventate la Repubblica Federale Tedesca hanno pagato, nel 1946, 168 milioni di dollari in forma di confische di beni effettuate dall’Agenzia interalleata per le riparazioni. Nel 1960, la Germania federale ha versato alla Grecia 115 milioni di DM (marchi tedeschi) a titolo di indennizzi ai cittadini greci perseguitati per ragioni razziali, religiose e ideologiche. Poi, nel 2003, 20 milioni come indennizzo di ex lavoratori forzati, tramite la Fondazione federale “Ricordo, responsabilità e futuro”. Convertendo al tasso cambiario di ogni momento, e calcolando l’inflazione per riportarsi al potere d’acquisto del 2010, equivale a un totale di 1,781 miliardi di dollari, pari alla sessantesima parte del totale dovuto (cioè l’1,67%
2.
Tutti i governi greci succedutisi dopo il 1946 hanno sempre chiesto alla Germania, divisa tra il 1949 e il 1991 e poi riunificata, di pagare quel debito. Nel marzo 2010. Il vice-Primo ministro, Theodoros Pangalos dichiarava ai mezzi di comunicazioni di massa tedeschi che i nazisti avevano «rovinato l’economia greca. Assassinato migliaia di persone, portato via l’oro della Banca di Grecia e tutto il denaro del paese, e questo non era mai stato restituito.  […] Il problema delle riparazioni tedesche dovute alla Grecia deve tornare, in un modo o in un altro, all’ordine del giorno». In risposta ha ottenuto soltanto un torrente di sarcasmi da tutta l’ufficialità tedesca e da quasi tutti i mezzi di comunicazione tedeschi. Poco dopo, il ministro degli Esteri ad interim greco, Dimitris Dutsas, dichiarava al settimanale Der Spiegel (n. 10, 2010): «Per noi, il problema delle riparazioni che la Germania non ci ha pagato rimane un problema aperto. […] Noi però non lo ricolleghiamo in alcun modo ai nostri impegni di risanamento dei conti pubblici della Grecia». Al che, il giornalista che lo intervistava gli replicò dicendo che si trattava di una manovra diversiva.
Nel marzo 2010, il Primo ministro Giorgio Papandreu dichiarava al parlamento greco: «Non rinunciamo ai nostri diritti [alle riparazioni], ma non ci lasciamo fuorviare dagli eventi attuali». Se il governo greco ponesse all’ordine del giorno questa questione «potrebbe essere interpretato come un tentativo da parte nostra di sfuggire alle nostre responsabilità».
Nell’autunno del 2010, Papandreu riceveva, «per aver dimostrato le forza della verità», il Premio Quadriga, la massima decorazione dell’economia tedesca. È stato Josef Ackermann, il proprietario della Deutsche Bank, a pronunciare il discorso e a consegnare solennemente il premio al vincitore…

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