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Monday, 2 February 2015

Il FMI e il debito: fattori che aggravano l’epidemia di Ebola

di Jérôme Duval, Público, 1-2-2015
Tradotto da Francesco Giannatiempo, Tlaxcala
L'autore è membro della Plataforma Auditoría Ciudadana de la Deuda (PACD – Piattaforma per un Audit Cittadino del Debito)
Sebbene dica di voler essere parte della soluzione, il Fondo Monetario Internazionale (FMI) da molti decenni è parte del problema del sottosviluppo. L’ultima prova di ciò è data dalle condizioni imposte ai paesi bisognosi con gravi impatti sullo sviluppo dei servizi della sanità pubblica. Questo, in alcuni paesi significa lasciare che le epidemie abbattano migliaia di persone. Nell’ultimo caso, l’epidemia di ebola.
Il FMI è responsabile di gravi restrizioni nel momento in cui bisogna sviluppare sistemi sanitari adeguati. Non lo diciamo solo noi dei movimenti sociali del Sud e del Nord. Lo dice uno studio pubblicato in Lancet Global Health realizzato dalle varie università britanniche di Cambridge, di Oxford e dalla Scuola di Igiene e di Medicina Tropicale di Londra (London School of Hygiene and Tropical Medicine). Come già veniva indicato nel blog di Vicenç Navarro o come di recente ha detto il professore dell’Università di Cambridge e coordinatore della ricerca Alexander Kentikelenis a  ElDiario.es: “Le politiche del FMI hanno contribuito a sistemi sanitari mal finanziati, poco preparati e con personale insufficiente nei paesi in cui è scoppiata l’ebola”. L’organizzazione con sede a Washington, attraverso condizioni anti-sociali imposte unitamente ai suoi prestiti, privilegia gli obiettivi economici a breve termine come la riduzione del debito, mentre in realtà non fa altro che aumentare la sua infinita restituzione. L’emorragia di risorse verso il pagamento di un debito tacciato di illegittimità debilita il sistema sanitario. In Liberia, per esempio, secondo l’OMS tra il 2006 e il 2013 esistevano 0,1 medici per 10.000 abitanti, e nel solo 2013 0,4 ospedali per 100.000 abitanti.



I corrotti sono più infettivi dei malati di Ebola. E nessuno li isola!
El Roto, El Pais


Già l’8 agosto 2014, l’OMS aveva dichiarato l’epidemia di ebola in Africa occidentale come urgenza di sanità pubblica di interesse internazionale. Dopo più di 20.000 colpiti e più di 8.000 morti a causa  del virus ebola, i 130 milioni di usdollari concessi nell’ottobre 2014 dal FMI per assistere nell’emergenza la Guinea, la Liberia e la Sierra Leone non sono serviti per la tragedia (in quel momento, l’epidemia aveva già ucciso più di 1.200 persone). Inoltre, questi fondi non rappresentano né la metà dei 300 milioni promessi durante il vertice del G20 a novembre 2014 tenutosi a Brisbane (Australia), e nemmeno coprono il debito di 372 milioni di usdollari che questi tre paesi dell’Africa occidentale hanno accumulato con l’istituto finanziario internazionale. Alla fine, gran parte di questi fondi nemmeno arrivano al paese a cui sono destinati, dato che non costituiscono soltanto donazioni, bensì anche nuovi prestiti o alleggerimento dal debito. Perciò, il FMI ha approvato nuove linee di credito che vanno a indebitare questi tre paesi ancora di più: 41 milioni di usdollari alla Guinea, 49 milioni di usdollari alla Liberia e 39 milioni di usdollari alla Sierra Leone. Intanto, Guinea, Liberia e Sierra Leone devono pagare 100 milioni di usdollari  in termini di debito estero del 2014, e quasi 130 milioni per il 2015. Un quarto di questa somma andrà al FMI. I 150 milioni di usdollari aggiuntivi annunciati dall’istituto finanziario all’inizio del gennaio 2015 arrivano troppo tardi e dopo le varie critiche qui citate per la mala gestione del Fondo.
L’ipocrisia dei grandi donatori è immensa. Secondo il rapporto dell’ONU del dicembre 2014, Socio-Economic Impacts of the Ebola Virus Disease on Africa (Gli impatti socio-economici del virus ebola sull’Africa), solamente il 23,4% dei 518 milioni di usdollari promessi dalla Banca Mondiale è stato finora sborsato e meno del 10 % dei 459,8 milioni di usdollari annunciati dalla UE è giunto a destinazione. La Fondazione Bill e Melinda Gates ha sborsato soltanto il 27,3 % dei 50 milioni di usdollari annunciati, come nemmeno si è visto un centesimo in più dei 25 milioni promessi tanto da Mark Zuckerberg (proprietario dell’azienda Facebook) quanto dalla Fondazione Google. Tante belle promesse che rimangono sospese in aria …
Invece di concedere donazioni, nuovi prestiti o alleggerimenti del debito, dovremmo esigere l’annullazione immediata-totale-incondizionata del debito estero dei paesi dell’Africa occidentale, come quelli colpiti dall’ebola: Guinea, Liberia o Sierra Leone. Così è stato richiesto il 15 dicembre dalla Commissione Economica delle Nazioni Unite per l’Africa ad Addis Abeba (Etiopia) dal suo segretario generale Carlos López, che ha dichiarato: “i donatori sono stati abbastanza generosi nell’annunciare un alleggerimento del debito, ma ci sarà bisogno di andare molto oltre e annullare completamente questo debito”. Ovviamente, questa richiesta  dovrebbe essere aallargata a tutti i paesi impoveriti e mal definiti “in via di sviluppo”, in cui vive l’85% della popolazione mondiale e il cui debito estero (all’incirca di 1,8 miliardi di usdollari) rappresenta appena l’ 1% di tutti i debiti mondiali. Il loro annullamento non colpirebbe l’equilibrio economico mondiale: manca solo la volontà politica  di farlo.
Basta con l’aumento del deficit fiscale quando in pericolo ci sono la salute e la vita delle persone! Non siamo neanche noi a dirlo, bensì e contraddicendo l’ideologia conservatrice del FMI lo ha detto Christine Lagarde, la sua direttrice, riconoscendo che non lo dicono troppo spesso. Ma non c’è bisogno di aspettare  grandi crisi umanitarie come quella dell’ebola per vedere l’evidente necessità di aumentare il deficit, quando devi realizzare i servizi sociali. Anche la realizzazione delle necessità umane fondamentali è prioritaria di fronte all’emorragia di risorse verso il pagamento del debito, così come stabilisce il diritto internazionale.
Il FMI, disumanamente cieco dinanzi alle gravi necessità umane, deve scomparire e i suoi responsabili devono rispondere delle loro azioni davanti alla giustizia. Le politiche devastatrici del FMI hanno sufficientemente rovinato i popoli per mezzo dei programmi di indebitamento neoliberista  per poter continuare imperterriti e in totale impunità. Alla stessa stregua, lo stato spagnolo deve ritirare il prima possibile dalla propria Costituzione l’articolo 135, che contravviene al diritto internazionale che stabilisce la priorità dei bisogni umani davanti a qualunque altra spesa, a fortiori del servizio del debito. È questione di sopravvivenza umana, non di ragioneria.
Alcuni riferimenti:
-Campagna del Jubilee Debt Campaign (Anniversario della Campagna del Debito): Ebola: far cadere il debito
-Alexander Kentikelenis, Lawrence King, Martin McKee, David Stuckler, Il Fondo MOnetario Internazionale e lo scoppio di Ebola, The Lancet, dicembre 2014.
-Delegato Economico per l’Africa: Impatti socio-economici dell’epidemia di Ebola in Africa. ONU, dicembre 2014 (in inglese e francese).
-L’epidemia di Ebola rivela la patologia del sistema capitalistico, People’s Health Movement, agosto 2014. Anche in francese.

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