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Wednesday, 4 February 2015

Il governo Tsipras, il pane, le rose e noi (donne)

di Annamaria Rivera, MicroMega, 3/2/2015
“Non si può smantellare la casa del padrone con gli attrezzi del padrone”. Lo so, la citazione della scrittrice femminista afroamericana Audre Lorde è abusata. Nondimeno, come incipit può essere efficace per enunciare subito il senso di ciò che penso a proposito dei nei che rendono meno splendente e levigata la faccia della pur straordinaria vittoria di Syriza.
A sinistra, già esprimere dubbi o solo turbamento, pur dopo aver giurato fedeltà alla causa greca, ti colloca sul versante del nemico. Quanto meno, fai la figura di chi non sa distinguere tra principale e secondario, della radical chic che non vede le masse affamate dalla Trojka e discetta invece su “dettagli” quali patriarcato, razzismo, antisemitismo, omofobia… Né ti serve aver scritto più volte – per esempio, allorché il governo Monti s’era appena insediato – contro le politiche di austerità di quei compassati esecutori degli ordini della Banca centrale europea, mentre qualcuno, oggi “con Tsipras”, confessava che per Mario Monti aveva fatto il tifo.
Il clima somiglia un po’ a quello di tempi non lontani quando manifestare qualche dubbio sul “modello socialista” cubano valeva a farti collocare dalla parte dell’imperialismo statunitense.
Sia chiaro: non è in discussione la svolta prodigiosa segnata dalla vittoria di Syriza rispetto alle politiche europee del rigore, dell’austerità e della catastrofe sociale. Né quanto sia importante aver violato il tabu dell’ineluttabilità e fino a qual punto questa vittoria possa favorire, a catena, altre insorgenze contro i diktat della Trojka.

E’ del tutto prevedibile – lo sappiamo – che a ogni provvedimento del governo Tsipras sarà opposta la strategia del moral panic e si moltiplicheranno minacce, pressioni, manipolazioni bancarie e di borsa. E’ accaduto subito, immediatamente dopo l’annuncio del blocco di privatizzazioni cruciali come sono quelle del porto del Pireo e della Compagnia generale dell’elettricità. Accadrà ancora. E’ indiscutibile, dunque, la solidarietà attiva verso il governo greco, che è difesa non solo del principio della sovranità popolare, ma anche del nostro comune diritto ad autodeterminarci contro il dominio delle oligarchie e le loro politiche devastanti.
Ciò detto, sarà lecito nutrire qualche preoccupazione per la presenza nel governo di un partito come l’Anel (Greci Indipendenti)? Il quale si caratterizza, com’è noto, non solo per il rifiuto del Memorandum, ma anche per xenofobia, antisemitismo, omofobia, ultranazionalismo, strenuo sostegno alla Chiesa ortodossa nonché simpatia per la Russia di Putin, con la quale aspira a costruire un’alleanza strategica.  E ciò in un contesto in cui la nazista Alba Dorata è il terzo partito, avendo ottenuto il 6,3% dei voti nonostante le batoste repressive subite.
Inoltre: se a giustificazione della coalizione contro natura si può, certo, invocare la necessità, l’irrisoria presenza di donne nel governo non può essere attribuita ad alcuna ragione cogente, piuttosto alla sottovalutazione del rilevante valore simbolico che avrebbe avuto una presenza femminile cospicua. Ricordo che su quarantuno cariche (tra primo ministro, ministri, vice-ministri e segretari di Stato) sono solo sei quelle affidate a donne, delle quali neppure una è ministra. E poi, sì, c’è Zoi Constantopoulou, nominata presidente del Parlamento.

Una composizione per genere meno squilibrata avrebbe, se non altro, contribuito a far salire la Grecia di qualche gradino nella scala del Gender Gap (misurato dal World Economic Forum secondo parametri svariati, tra cui quello della presenza nelle istituzioni): una scala ove ora occupa il 91° posto su 142 paesi di tutti i continenti, uno dei più bassi in Europa.
Eppure la risoluzione politica del primo congresso del partito Syriza (luglio 2013), per quanto dedicasse solo sei righe e mezza alla questione, recitava che esso “è impegnato a promuovere la parità di genere e le rivendicazioni delle donne, le quali sono le più gravemente colpite dalle politiche del Memorandum”. Indicava, inoltre, la necessità della partecipazione delle donne e di leggi adeguate a difendere i loro diritti; e s’impegnava a contrastare la crescente violenza sessista con campagne di sensibilizzazione e “unità di supporto” per le vittime.
Eppure nella lunga ondata di lotte popolari che ha permesso a Syriza di nascere, consolidarsi, guadagnare consensi sempre più estesi, infine conquistare il governo, le donne hanno giocato un ruolo tutt’altro che secondario. Basta citare la lotta, lunga e determinata, delle donne delle pulizie, divenute, esse in particolare, simbolo della battaglia contro le politiche di austerità.
 Governo di coalizione 2015, di Elias Tabakeas Cartoonist (etc)
E’ forse del tutto infondato temere eventuali danni che, sul piano dell’immagine, potrebbero provocare l’alleanza contro natura con la destra e lo scarso peso attribuito alla questione di genere? Da subito, le destre nazionaliste, anche estreme (dal Front National alla Lega Nord), sono salite sul carro del vincitore. E il loro interesse è simmetrico e comune a quello della Trojka: infamare il governo Tsipras, facendolo passare come una delle tante espressioni del populismo anti-europeo che – spesso di destra, in alcuni casi colorato di rosso-bruno – avanza in tutta Europa.
E allora: è forse bizzarro preoccuparsi delle rose insieme col pane, nonché di “quisquilie” quali la lotta contro il patriarcato, il razzismo, l’antisemitismo, l’omofobia?

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