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Monday, 16 February 2015

La censura preventiva blackout della democrazia

Di Moni Ovadia - Il Manifesto - 14.02.2015
Ilan Pappé
Palestina-Israele. Il divieto imposto allo storico israeliano Pappè a parlare all'Università di Roma danneggia la società, la libertà di parola e il censore stesso, che fugge il dialogo per paura.
Un blac­kout della demo­cra­zia, quando si tappa la bocca a priori. Domani all’Università di Roma Tre si sarebbe dovuto tenere l’incontro «Europa e Medio Oriente oltre gli iden­ti­ta­ri­smi», a cui avreb­bero preso parte, oltre a me, la pro­fes­so­ressa pale­sti­nese Ruba Saleh, l’ex vice­pre­si­dente del Par­la­mento Euro­peo Luisa Mor­gan­tini e il pro­fes­sore e sto­rico israe­liano Ilan Pappè. Pare che il ret­tore abbia negato la sala, negato l’accoglienza dell’ateneo die­tro pre­sunte pres­sioni dell’ambasciata israe­liana e della comu­nità ebraica romana.
Ci siamo orga­niz­zati: si terrà in un’altra sede, al Cen­tro Con­gressi Fren­tani. Ma ciò non intacca il mio pro­fondo sgo­mento. Sep­pur non abbia le prove di tale cen­sura pre­ven­tiva, il divieto di par­lare è una prassi troppo ricor­rente. Pappè è ospite in un paese che si mil­lanta demo­cra­tico. Ma è ormai da lungo tempo che una parte delle comu­nità ebrai­che ritiene che non si debba nem­meno trat­tare la que­stione pale­sti­nese. Silen­zio di tomba. Qual­siasi che sia il com­por­ta­mento del governo o dell’esercito israe­liano, non ci si limita a negare il diritto di cri­tica. Ci si spinge tanto oltre da ane­lare al silen­zio totale.
Nei grandi media, nelle tv, nei talk show la que­stione israelo-palestinese è off limits. Sull’argomento c’è una cen­sura com­pa­ra­bile solo a quella impo­sta dallo sta­li­ni­smo e durante l’epoca fasci­sta. La cen­sura è tanto più grave per­ché viene com­piuta per mano di un ate­neo, luogo del sapere e del dibattito.
Quanto acca­duto è una cata­strofe per la demo­cra­zia ita­liana, sì, per noi, ma anche per coloro che impon­gono il silen­zio senza ren­dersi conto di cen­su­rare il pen­siero prima che que­sto venga espresso. Ad uscirne scon­fitta è la società, la demo­cra­zia, e non solo noi, orga­niz­za­tori di un evento e depo­si­tari di un’opinione, non della verità asso­luta. E nel momento in cui si cal­pe­sta la libertà di un indi­vi­duo di espri­mere il pro­prio pen­siero, il prin­ci­pio vol­ter­riano, la demo­cra­zia muore.
Negare la libertà di parola è l’anticamera della dit­ta­tura. Impe­dire a Pappè di dibat­tere all’università è il risul­tato di un cor­to­cir­cuito psi­co­pa­to­lo­gico che col­pi­sce per­sone ter­ro­riz­zate dal con­fronto e dall’opinione diversa. Temono il dibat­tito a pre­scin­dere e impon­gono una cen­sura plum­bea, colonna del pen­siero fasci­sta. Altro che cor­tina di ferro, que­sta è una cor­tina di tita­nio che dan­neg­gia, per primo, chi si erge a cen­sore. Cen­sura chi ha paura.

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