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Saturday, 7 February 2015


Ucraina: Ecco dove ha portato la strategia di allargamento a est
La Nato mobilita 30mila uomini al confine russo

di Manlio Dinucci, il manifesto, 5.2.2015
Per i mini­stri della difesa della Nato, riu­niti ieri a Bru­xel­les, è stata «una gior­nata molto intensa». Dopo l’incontro bila­te­rale in cui il mini­stro Usa della difesa Chuch Hagel ha tra­smesso le istru­zioni al segre­ta­rio gene­rale della Nato Jens Stol­ten­berg, si è riu­nito il Gruppo di pia­ni­fi­ca­zione nucleare (a cui par­te­cipa anche l’Italia, vio­lando il Trat­tato di non-proliferazione).
Non si sa che cosa abbia deciso, dato che non è stato emesso alcun comu­ni­cato. Ma, poi­ché Washing­ton ha riba­dito che «la Nato resterà una alleanza nucleare», si può dedurre che sia stato deciso di acce­le­rare l’«ammodernamento» delle forze nucleari Usa schie­rate in Europa (Ita­lia com­presa) e il poten­zia­mento di quelle fran­cesi e bri­tan­ni­che. Si è quindi riu­nita la Com­mis­sione Nato-Georgia, apprez­zando il con­tri­buto geor­giano alle ope­ra­zioni in Afgha­ni­stan e alla «Forza di rispo­sta della Nato» (via­tico per l’ormai certa ammis­sione della Geor­gia nell’Alleanza).
Dopo que­sta costrut­tiva pre­messa, si è svolta la riu­nione del Con­si­glio Nord Atlan­tico con la par­te­ci­pa­zione dei 28 mini­stri della difesa, annun­ciando che l’Alleanza atlan­tica ha deciso di poten­ziare le sue forze mili­tari per con­durre «l’intera gamma di mis­sioni» e «affron­tare le sfide da qual­siasi dire­zione pro­ven­gano». Con par­ti­co­lare rife­ri­mento all’Ucraina, dove «la vio­lenza sta cre­scendo» per­ché «la Rus­sia con­ti­nua a vio­lare le norme inter­na­zio­nali soste­nendo i sepa­ra­ti­sti», e all’«estremismo vio­lento che si sta dif­fon­dendo in Nor­da­frica e Medio­riente». A tale scopo sarà poten­ziata la «Forza di rispo­sta della Nato», por­tan­dola da 13mila a 30mila uomini e sta­bi­lendo unità di comando e con­trollo in sei paesi dell’Europa orien­tale. Sarà for­mata allo stesso tempo una «Forza di punta», com­po­sta da 5mila uomini, dispie­ga­bile in pochi giorni.
La Nato (e con essa l’Italia) è dun­que in guerra su due fronti, orien­tale e meri­dio­nale. Come si è potuti arri­vare a tale situa­zione? Finita la guerra fredda, gli Usa si ser­vono della Nato per man­te­nere la loro lea­der­ship sull’Europa occi­den­tale e allo stesso tempo con­qui­stare quella orien­tale. Demo­lita con la guerra la Jugo­sla­via, la Nato si estende a est, inglo­bando tutti i paesi dell’ex Patto di Var­sa­via, due della ex Jugo­sla­via e tre dell’ex Urss.
"La Nato non è disposta a continuare ad accettare l'espansione aggressiva della sfera di influenza russa"
Harm, Germania



Entrando nella Nato, i paesi dell’Est ven­gono a dipen­dere più da Washing­ton che da Bru­xe­lIes. Qual­cosa però inceppa il piano di con­qui­sta: la Rus­sia si riprende in gran parte dalla crisi, stringe cre­scenti rela­zioni eco­no­mi­che con la Ue, for­nen­dole il grosso del gas natu­rale, e apre nuovi sboc­chi com­mer­ciali con la Cina. Ciò mette in peri­colo gli inte­ressi stra­te­gici sta­tu­ni­tensi. È a que­sto punto che scop­pia la crisi in Ucraina: dopo aver assunto con un lavoro di anni il con­trollo di posi­zioni chiave nelle forze armate e adde­strato i gruppi neo­na­zi­sti, la Nato pro­muove il putch di Kiev. Costringe così Mosca a muo­versi in difesa dei russi di Ucraina, espo­nen­dosi alle san­zioni di Usa e Ue. E le con­tro­san­zioni russe, dan­neg­giando soprat­tutto la Ue, faci­li­tano il piano della part­ner­ship tran­sa­tlan­tica per il com­mer­cio e gli inve­sti­menti attra­verso cui Washing­ton cerca di accre­scere l’influenza sta­tu­ni­tense sull’Unione europea.
Con­tem­po­ra­nea­mente, sotto guida Usa, la Nato estende la sua stra­te­gia al Nor­da­frica e Medio­riente. Dopo avere avviato con la guerra la demo­li­zione della Libia (ora san­tua­rio jiha­di­sta), poi l’analoga ope­ra­zione ten­tata in Siria, il rilan­cio della guerra in Iraq, l’uso a dop­pio taglio di for­ma­zioni isla­mi­che (soste­nute per abbat­tere i governi presi di mira, usate quindi per giu­sti­fi­care altri inter­venti armati) rien­trano nella stra­te­gia Usa/Nato.

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