المقالات بلغتها الأصلية Originaux Originals Originales

04/12/2021

MILENA RAMPOLDI
“Solo l’illuminismo può aiutare a superare la passività irrigidita elle persone”
Rudolph Bauer sul suo nuovo saggio “Totalitarismo mascherato”

 Milena Rampoldi, ProMosaik, 3/2/2021




“Julian Assange non è stato l'ultimo resistente e illuminista”

Milena Rampoldi: Professor Bauer, il suo saggio più recente intitolato “Totalitarismo mascherato. Biopolitica, Big Pharma, High Tech e Big Money”  è una alquanto aspra critica al sistema. In questo saggio Lei analizza la pandemia, esprimendo la sua critica scientifica rivolta alle misure per arginare la diffusione del coronavirus. La domanda che vorrei rivolgerle è questa: Secondo Lei, cosa rappresentano le maschere di protezione contro il coronavirus e a che cosa fa riferimento il titolo del saggio “totalitarismo mascherato”?

Rudolph Bauer: Il titolo mette in luce la situazione attuale. Il coronavirus è - in senso figurato - la maschera dietro la quale si nasconde la smorfia del totalitarismo. Allo stesso tempo, quelle maschere che devono essere indossate per coprire bocca e naso sono un segno simbolico di schiavitù e sottomissione. È molto strano che il velo delle donne musulmane venga denunciato con arroganza, condannato e persino punito in alcuni paesi come segno di schiavitù e oppressione. Tuttavia, a causa di un virus e a causa dell'indebitamento del sistema sanitario pubblico, il mascheramento diventa una costrizione decretata dallo Stato. Chi non indossa la maschera viene punito. Anche i bambini vengono costretti a respirare attraverso le mascherine e a mantenere le distanze l'uno dall'altro. Il tutto viene giustificato dicendo loro che in questo modo vengono protetti dal virus. Il ché è piuttosto dubbioso!

Il Suo saggio è critico ma non è pessimista. Perché?

In questo saggio critico la fissazione esclusiva sul virus. Sostengo che qualcosa di completamente diverso e drammatico sta accadendo dietro lo sfondo di una pandemia gonfiata: vale a dire un enorme hub di crisi sociale, politica ed economica. Il primo segno dello sconvolgimento è stata la crisi bancaria del 2008. Strisciante, ma riconoscibile per l'osservatore critico, sta emergendo la fine della modalità di produzione imperante fino ad oggi, nota come modo di produzione neoliberale. Questo riesce sempre meno a garantire i consueti tassi di profitto.

I tassi di profitto ristagnano o diminuiscono. Ecco perché i portavoce del capitale vorrebbero promuovere - come affermano con un tono banalizzante - la quarta rivoluzione industriale per realizzare una svolta. La quarta rivoluzione industriale persegue l'obiettivo di elevare il modo di produzione capitalista ad un nuovo livello. Questa quarta rivoluzione industriale sembra iniziare ad emergere come un regime digitale e biotecnocratico associato a sovrastrutture finanziarie, un'ideologia transumanista di ottimizzazione dell'individuo e dell'umanità nel suo insieme. L'illusione del superuomo e del dominio del mondo sta riprendendo forma, a meno che non ci si opponga.

Sullo sfondo della pandemia, si cerca con tutte le forze di reindirizzare il tutto in un senso biopolitico, ovvero totalitario, tentando di attuare il tutto. Il vecchio capitalismo sta per morire. E una nuova forma di capitalismo sta cercando di ottenere il potere politico-economico per dominare il mondo. Tuttavia, lo sconvolgimento è anche un'opportunità strutturale unica per la grande maggioranza delle persone di prendere coscienza dei propri interessi, di interferire e di approfittare del fallimento dell'economia neoliberale come di un'opportunità per costruire nuove strutture sociali e politico-economiche in modo rivoluzionario nel senso di una democrazia autentica. Dove il Forum Economico Mondiale e il suo portavoce, il professor Klaus Schwab, parlano del Grande Reset della Quarta Rivoluzione Industriale, noi chiediamo la Quarta Rivoluzione Democratica, ovvero una rivoluzione con l'obiettivo del controllo democratico delle fabbriche da parte dei lavoratori, con l'obiettivo del controllo democratico dell'industria farmaceutica, dell'economia digitale, della finanza e delle banche. Se questo sconvolgimento democratico non si concretizza, siamo minacciati da un regime totalitario, che si sta già installando sotto lo schermo radar del controllo pandemico da parte dei potenti politici ed economici con i mezzi di controllo digitale e con misure di emergenza di natura politica e poliziesca, proprio recentemente approvate dalla Corte costituzionale tedesca come conformi alla Costituzione federale tedesca.

MILENA RAMPOLDI
„Gegen die Schockstarre der Menschen hilft nur Aufklärung, Aufklärung, Aufklärung“
Rudolph Bauer im Gespräch über sein Buch „Maskierter Totalitarismus“

 Milena Rampoldi, ProMosaik, 3/2/2021

 „Julian Assange war nicht der letzte Widerständler und Aufklärer“

Milena Rampoldi: Herr Professor Bauer, Ihre jüngste Schrift mit dem Buchtitel „Maskierter Totalitarismus. Biopolitik, Big Pharma, High Tech und Big Money“ ist eine sehr harte Kritik am System. Es geht in der Schrift um die Analyse der Pandemie und die wissenschaftliche Kritik an den Corona-Maßnahmen. Meine Frage an Sie: Wofür stehen Ihrer Meinung nach die Corona-Masken, und was besagt der Titel „Maskierter Totalitarismus“?

Rudolph Bauer: Der Titel wirft ein Schlaglicht auf die aktuelle Lage. Corona ist – im übertragenen Sinn – die Maske, hinter der sich die Fratze des Totalitarismus verbirgt. Zugleich sind jene Masken, die zur Mund-Nasen-Bedeckung getragen werden müssen, ein symbolisches Zeichen von Unfreiheit und Unterwerfung. Es ist schon sehr merkwürdig, dass die Verschleierung muslimischer Frauen westlich arrogant als Zeichen von Unfreiheit und Unterdrückung angeprangert, verurteilt und in bestimmten Ländern sogar bestraft wird. Wegen eines Virus aber und wegen der staatlich verschuldeten Engpässe im Gesundheitswesen wird Vermummung zum staatlich verordneten Zwang. Keine Maske zu tragen, wird bestraft. Selbst Kinder müssen befehlsmäßig durch Masken atmen und zueinander auf Distanz gehen. Angeblich aus Schutzgründen. Dubios!

Ihr Buch ist kritisch, aber nicht pessimistisch. Warum?

Im Buch kritisiere ich die ausschließliche Fixierung auf das Virus. Ich argumentiere, dass sich hinter der aufgebauschten Pandemie-Kulisse etwas ganz Anderes und Dramatisches abspielt: nämlich ein gewaltiger Krisen-Hub sozialer, politischer und wirtschaftlicher Art. Erstes Anzeichen der Verwerfungen war die Bankenkrise von 2008. Schleichend, aber erkennbar für den kritischen Betrachter zeichnet sich das Ende der bisherigen, als neoliberal bezeichneten Produktionsweise ab. Diese ist immer weniger in der Lage, die gewohnten Profitraten zu garantieren.

Die Profitraten stagnieren oder fallen. Deshalb wird von den Wortführern des Kapitals darauf gedrängt, einer – wie sie es verharmlosend nennen – Vierten industriellen Revolution zum Durchbruch zu verhelfen. Die Vierte industrielle Revolution soll die kapitalistische Produktionsweise auf eine neue Stufe heben. Diese beginnt sich abzuzeichnen als digital- und biotechnokratisches Regime im Verbund mit finanzwirtschaftlichen Superstrukturen, einer transhumanistischen Ideologie der Optimierung des Einzelmenschen und der gesamten Menschheit. Der Wahn des Übermenschen und der Weltherrschaft nimmt erneut Gestalt an – sofern wir dem nichts entgegensetzen.

Hinter der Pandemie-Kulisse wird die biopolitische Umsteuerung mit aller Macht, also totalitär, angestrebt und umzusetzen versucht. Der alte Kapitalismus ist am Ende. Ein neuer drängt politisch-ökonomisch an die Herrschaft, an die Weltherrschaft. Der Umbruch ist aber auch eine einmalige strukturelle Chance für die große Mehrheit der Menschen, sich ihrer eigenen Interessen bewusst zu werden, sich einzumischen und das Scheitern der neoliberalen Ökonomie zum Anlass zu nehmen, revolutionär im Sinne der echten Demokratie neue gesellschaftliche und politisch-ökonomische Strukturen aufzubauen. Wo das Weltwirtschaftsforum und sein Wortführer Professor Klaus Schwab vom Great Reset der Vierten industriellen Revolution reden, fordern wir die Vierte demokratische Revolution, sprich: eine Revolution mit dem Ziel der demokratischen Kontrolle der Fabriken durch die Werktätigen, mit dem Ziel der demokratischen Kontrolle der Pharmaindustrie, der Digitalwirtschaft sowie des Finanz- und Bankenwesens. Wenn dieser demokratische Umbruch ausbleibt, droht uns ein totalitäres Regime, das jetzt schon unter dem Radarschirm der Pandemiebekämpfung installiert wird, und zwar seitens der politisch und ökonomisch Mächtigen mit den Mitteln digitaler Kontrolle und mit Notstandsmaßnahmen sicherheitspolitischer und polizeilicher Art, eben erst vom deutschen Verfassungsgericht als grundgesetzkonform abgesegnet.

03/12/2021

¿Por qué el consenso de la UE sobre Siria podría estar deshaciéndose lentamente?

Giorgio Cafiero & Alexander Langlois, The New Arab, 30/11/2021
Traducido del inglés por
Sinfo Fernández, Tlaxcala

Giorgio Cafiero es el director general de Gulf State Analytics, una consultora de riesgos geopolíticos en Washington. @GiorgioCafiero

 

Alexander Langlois es un analista usamericano de política exterior que centra sus trabajos en cuestiones de Oriente Medio y Norte de África. @langloisajl

La unidad del bloque respecto a la ilegitimidad del régimen de Assad se ha debilitado en los últimos años, impulsada en parte por los Estados miembros de derecha que ven la guerra de Siria a través del prisma de la migración.

El conflicto de Siria, que dura ya casi once años, sigue siendo un tema que divide a Europa y contribuye a las preocupaciones más amplias sobre seguridad y migración en todo el continente.

 Aunque durante años los Estados miembros de la Unión Europea (UE) se han mantenido en gran medida alineados en su posición respecto a la ilegitimidad del régimen sirio, la unidad del bloque tras esta postura se ha ido debilitando en los últimos años.

 La situación en Afganistán, junto con muchos otros factores, podría acelerar la erosión de tal consenso, antaño sólido, contra el régimen de Damasco.

 Los últimos acontecimientos han reavivado los temores de una nueva oleada de migrantes. Son los mismos temores que siguieron a la “crisis migratoria” de 2015-2016, que catalizó la renovación de la extrema derecha en toda Europa y el discurso político antiinmigración.

 Esta “crisis”, en la que 1,3 millones de refugiados emigraron a Europa en busca de asilo, fue explotada por los partidos de derecha y construyó efectivamente una base de apoyo para que los líderes volvieran a comprometerse con Damasco, especialmente en el este y el sur de Europa.

 Puede decirse que el húngaro Viktor Orban es el líder del bloque europeo antiinmigrante y de extrema derecha. Desde que en 2019 salieron a la luz los primeros rumores sobre los planes del primer ministro populista  para normalizar las relaciones con Assad, Budapest ha implementado activamente acciones concretas esbozadas en el documento, como el envío de un chargé d’affairs a Damasco en 2020.

 Serbia, Chipre y Grecia han vuelto a normalizar recientemente sus relaciones formales con el gobierno de Siria, mientras que Bulgaria y la República Checa nunca rompieron relaciones diplomáticas con Damasco.

 Además, el gobierno nacionalista de Polonia podría volver a formalizar sus relaciones diplomáticas con Damasco, teniendo en cuenta sobre todo su tradicional postura de línea dura sobre la migración y los recientes problemas fronterizos con Bielorrusia. Tal vez Austria, cuyo exministro de Asuntos Exteriores dijo hace seis años que “en esta lucha [contra el Estado Islámico] estamos del mismo lado [que Assad]”, pueda moverse también en esta dirección.

02/12/2021

LUIS E. SABINI FERNÁNDEZ
How does the ADL confront “conspiratorial anti-Semitism”?

Luis E. Sabini Fernández, Revista Futuros, 28/11/2021
Translated by Fausto Giudice, Tlaxcala

In a recent paper, “Antisemitic Conspiracies About 9/11 Endure 20 Years Later,” the ADL (Anti-Defamation League, USA) comes out to confront what they advertise in the title.

Alleged anti-Semitic cartoons created by the ADL to illustrate its “report”

What does the reader expect when faced with such a title? The presentation of evidence or at least arguments showing the inconsistency of such attempts to explain what happened at the World Trade Center with the two towers.

It is an extensive work, more than 40 thousand spaces structured in four chapters, so there is no excuse for lack of means, space or similar.

However, except for the initial observation that such "anti-Semitic and conspiracy theories*" reject "the widely accepted version of the facts", what we have is a long list of characters thus qualified (anti-Semitic and conspiracy theorists) with their respective points in denunciation of the events of September 11, 2001, the collapse in Manhattan and so on and so forth.

First of all, it is worth making a demarcation: 'the widely quoted version of the facts' is no guarantee of truth or solvency; on the contrary, we would say that in the face of complex and intricate issues, the most widely quoted version does not necessarily have to be the most truthful; in particular, such an appeal does not guarantee anything, on the contrary.

The ADL refutes little or nothing of what it exposes of the respective "anti-Semitic and conspiratorial" referents. As if an ADL statement were self-evident.

For example, it qualifies Gilad Atzmon, who does not even support the aforementioned theses "because he lacks knowledge in construction and aviation", according to his own statements; likewise this author declares to adhere to the explanation of the attack so criticized by ADL; to see what happened as a conspiracy, because of, Atzmon clarifies: “1) the assiduity with which the Israeli Mossad engages in false flag operations; 2) by the principle of cui bono, which clearly shows us that Israel has been the main beneficiary of what happened and 3) that the Anglo-American empire has been in charge of armed conflicts generated by Zionism for at least the last two decades.”

ADL does not even attempt to comment on such juicy and truthful considerations. Moreover, we do not visualize Atzmon's approach as either anti-Semitic or conspiratorial, but very much in line with reality.

Let us take another example, not of someone accused of being “anti-Semitic and conspiratorial” (which they all are), but of an element, presumably proof of the strong Israeli involvement in the events in New York.

'The 5 dancing or partying Israelis'. ADL typifies as conspiratorial and anti-Semitic every time one of its challenged mentions the episode of five young people who were photographing and partying in an open garage, with the collapse of one of the towers as a backdrop. Seen, with bewilderment and indignation, from a neighboring house, they were reported to the police who promptly located and arrested them.

LUIS E. SABINI FERNÁNDEZ
¿Así enfrenta la ADL el “antisemitismo conspiranoico”?

Luis E. Sabini Fernández, Revista Futuros, 28/11/2021

En un trabajo reciente, “Antisemitic Conspiracies About 9/11 Endure 20 Years Later” (Conspiraciones antisemitas acerca del 11 de setiembre de 2001 en Nueva York persisten veinte años después)  la ADL (Anti-Defamation League, Liga contra la Difamación, USA) sale a enfrentar lo que anuncian en el título.

Supuestas caricaturas antisemitas creadas por la ADL para ilustrar su “informe”

¿Qué es lo que espera el lector ante tamaño título? La presentación de pruebas o al menos de argumentos mostrando la inconsistencia de tales intentos de explicación de lo acontecido en el World Trade Center con las dos torres.

Se trata de un trabajo extenso, más de 40 mil espacios estructurado en cuatro capítulos, con lo cual no cabe ninguna disculpa por falta de medios, de espacio o similar.

Sin embargo, salvo la observación inicial de que tales teorías “antisemitas y conspiranoicas*” rechazan “la ampliamente aceptada versión de los hechos”, lo que tenemos es una larga enumeración de personajes calificados así (antisemitas y conspiranoicos) con sus respectivas puntualizaciones en denuncias a los hechos del 11 de setiembre de 2001, el derrumbe en Manhattan y así sumando.

Cabe en primer lugar, un deslinde: ‘la versión ampliamente citada de los hechos’ no es garantía de verdad ni de solvencia; al contrario, diríamos que ante cuestiones complejas e intrincadas, la versión más ampliamente citada no tiene porqué ser la más veraz; en concreto, semejante apelación no garantiza nada, al contrario.

La ADL refuta poco y nada lo que va exponiendo de los respectivos referentes “antisemitas y conspiranoicos”. Como si una afirmación de ADL fuera evidente por sí misma.

Por ejemplo, califica así a Gilad Atzmon, que  ni siquiera abona las meneadas tesis “por carecer de  conocimiento en construcciones y aviación”, según sus declaraciones; igualmente este autor declara adherir a la explicación del atentado tan criticada por ADL; ver lo acontecido como una conspiración, por, aclara Atzmon: “1) la asiduidad con que el Mossad israelí  se dedica a operaciones de falsa bandera; 2) por el principio de cui bono, que nos muestra claramente que Israel ha sido el principal beneficiario de lo acontecido y 3) que el imperio anglonorteamericano  ha estado a cargo de conflictos armadas generados por el sionismo al menos en las últimas dos décadas.”

ADL  ni siquiera intenta comentar tan jugosas como veraces consideraciones. Más aún, no visualizamos el planteo de Atzmon ni como antisemita ni como conspiranoico, sí muy atenido a la realidad.

Tomemos otro ejemplo, no ya de alguien acusado de “antisemita y conspiranoico” (que los son todos) sino de un elemento, presuntamente probatorio de la fuerte implicancia israelí con lo acontecido en Nueva York.

‘Los 5 israelíes danzantes o festejantes’. ADL tipifica como conspiranoico y antisemita cada vez que alguno de sus impugnados menciona el episodio de cinco jóvenes que se estaban fotografiando y festejando en un garaje abierto, que tenía como telón de fondo el derrumbe de una de las torres. Visualizados, con desconcierto e indignación, desde una casa vecina, fueron denunciados a la policía quien prestamente los ubicó y los detuvo.

Resultaron ser cinco jóvenes, y quien parecía tener la voz cantante, atendió el procedimiento policial y les dijo a quienes los detenían y esposaban: "Somos israelíes. No somos su problema. Sus problemas son nuestros problemas. Los palestinos son el problema". Era el conductor de la camioneta, Sivan Kurzberg. Los otros pasajeros eran su hermano Paul Kurzberg, Yaron Shmuel, Oded Ellner y Omer Marmari. La camioneta pertenecía a la empresa Urban Moving Systems.

Aunque hubo una orden de liberación presta, tanto la CIA como el FBI postergaron el dejarlos en libertad por un total de 71 días en que hubo ceñidos interrogatorios. Al cabo de esos días fueron todos despachados de retorno a Israel, sin cargos. En esos dos largos meses, fueron sometidos a detectores de mentiras muchas veces, aunque Sivan Kurzberg, precisamente, se negó siempre a pasar por el detector.

Opinión generalizada de quienes tuvieron contacto con el episodio fue que al menos Sivan era un agente secreto israelí.

Las oficinas de Urban M. S. fueron allanadas. Y se interrogó a su propietario, Dominik Suter. También israelí. Solo que, pocos días después no resultó posible un segundo interrogatorio pues el propietario de Urban…, 48 horas después del primer interrogatorio, abandonó el país… de regreso a Israel.

ADL no da explicación alguna por el peculiar episodio. Como tampoco la dio Urban Moving Systems.

ADL se limita a  calificar el episodio como perteneciente a la fábula conspiranoica. Como si no hubiera existido.

Vemos la misma modalidad con buena parte de los calificados por ADL. Por cierto que algunos son verdaderamente racistas, antisemitas, supremacistas blancos, porque obviamente ese país, imperial, se fue constituyendo con pobladores colonialistas, genocidas, racistas, mentalidades que les permitieron primero arrebatarle la tierra a los nativoamericanos y luego expandir su poderío alterando fronteras siempre a su favor. Y muchos de esos pobladores privilegiados –núcleo duro del Partido Republicano– no vieron con buenos ojos a recién llegados que les arrebataran el control del imperio “democrático”. 

Las dirigencias sionistas “diplomáticas”, melifluas, tipo Ben Gurión, evitaban mostrar el dominio creciente de las redes judeosionistas dentro de EE.UU., pero con la llegada de dirigentes sionistas de origen fascista (línea histórica Jabotinski), como Ariel Sharon o Beniamin Netanyahu, el descaro de actuar imponiendo condiciones a la administración de EE.UU. ha aumentado. Y eso ha resentido a aquella vieja dirigencia blanca estadounidense, racista, que tiene que tragar ahora la medicina del poder que ellos solían administrar.

Pero que la ADL nos muestre que David Icke, sostenga que ‘la familia Rotschild tiene en sus venas sangre de reptiles humanoides que le permiten controlar el mundo’ nos muestra únicamente un grado de primitivismo conceptual de algunos críticos de Israel. Pero eso no demuestra que todas las críticas a Israel, al sionismo, a los judíos, pertenezcan a ese género de ciencia-ficción, ni siquiera en el mismo Icke.

ADL reproduce, por ejemplo, otras argumentaciones de Icke, hasta cierto punto más descriptivas y menos ideológicas: “Las organizaciones sionistas y archisionistas constituyen una red a lo ancho de todo EE.UU. y el mundo entero dispuesta para manipular e imponer la voluntad del archisionismo y el culto a la muerte [de sectas judías que menciona; fundadas en el s. XVIII, por Sabbatian Zevi].” Llama la atención lo del “culto a la muerte” que menciona Icke, siempre truculento. Y nos choca. Pero por como  la sociedad israelí  mata a cuentagotas (y a veces  “a chorros”) población palestina que está sufriendo el despojo de sus tierras desde hace más de un siglo, me hace pensar que se necesita un subterfugio mental que “legitime” esa amplia tolerancia a la muerte de seres humanos que han tenido la mala fortuna de estar radicados (desde hace siglos o milenios) en un suelo del que una religión ha decidido adueñarse.

La atroz indiferencia con que Israel ejecuta a tiros o a fuego lento a esa población, año a año, día a día, expresa sin duda un tipo de culto a la muerte (ajena, claro).

Mucho más importante que aquellos escarceos sobre sangre de reptiles ancestrales es, volviendo a la ADL, la falta total de escarceos sobre citas al Plan Yinon, que ADL se permite. Veamos cómo citan a Cynthhia McKinney, legisladora afroambientalista norteamericana: “Sostuvo que Israel estaba detrás de los ataques, tomando como referencias documentos israelíes de línea política como «Clean Break» y el «Plan Yinon».”

No conozco “Clean Break”, pero sí por cierto el Plan Yinon, de principios de la década de los ’80, y el mismo trasunta nítidamente una política imperial israelí sobre las naciones árabes circumvecinas, y algo más: una actitud supremacista para el manejo de los conflictos que precisamente el mismo expansionismo sionista genera, y ha generado desde la primerísima hora de su asentamiento en Palestina (fines del s. XIX). La crítica de ADL a McKinney elude los argumentos que presenta la criticada. Y solo se limita a etiquetarla, de antisemita y conspiranoica.

En consecuencia, ADL parece no tener reparos al Plan Yinon. Lo cual prueba su funcionalidad con el poder sionista, no sólo establecido en Israel sino en EE.UU y en el Reino Unido (allí, el lobby sionista fue decisivo para desmoronar el liderazgo de Jeremy Corbyn, que quería desmarcarse del colonialista y racista papel cumplido por el Reino Unido a lo largo de toda la actividad sionista (y de mucho antes, ciertamente).

Veamos todavía otro (penoso) ejemplo del estilo ADL; La emprende contra GDL, Goyim Defense League (Liga de Defensa de no judíos) que sostiene  que “judíos tienen un poder ilegítimo a través del control de instituciones mayores,  como los grandes medios de comunicación masivos, la economía o el gobierno […].” La cita desbarra porque continúa acusando a judíos individualmente, pero el pasaje transcrito merece una consideración: ¿no es acaso cierto que los judíos están sobrerrepresentados en los medios masivos de comunicación, en la economía, en el gobierno? Eso resulta clarísimo en EE.UU., y no sólo en EE.UU. Y resulta una explicación sobre porqué los israelíes tienen las manos tan libres para abusar de los palestinos. Una explicación que de ningún modo es una justificación. El mundo, mediáticamente hablando, ignora el abuso cotidiano sobre Palestina y los palestinos; el calvario que es ir al trabajo, a estudiar, volver a su vivienda, siempre asediada. Y contar con que la policía, toda legal, tan “occidental”, defiende a los agresores…

Veamos como ADL la emprende contra Kevin Barrett: “El teórico antisemita de la conspiración es un colaborador asiduo  del noticiero iraní de propaganda Press TV que alberga toda una carrada de antisemitas y negadores del Holocausto […] y escribe para Veterans Today y Unz Review, Barrett invoca a menudo teorías de conspiración antisemitas acerca de una supuesta manipulación de los acontecimientos mundiales, afirmando que Occidente no comprende la duplicidad israelí a causa del extendido poder sionista clandestino.”

Está la cita, pero nos quedamos sin saber cómo ADL refuta tales afirmaciones. ¿No hay acaso un extendido poder sionista clandestino?, ¿no hay manipulación de los acontecimientos mundiales? Nos quedamos sin saber la presunta sinrazón de Barrett. ¿Creerá ADL que alcanza una bula de ellos para neutralizar y refutar lo señalado por el acusado (en este caso, Barrett)?

ADL la emprende contra el estadounidense, es subsecretario del Tesoro republicano, Paul Craig Roberts. Lo cita: “Los neoconservadores que dominaban el gobierno de Cheney y Bush identificaron el Cercano Oriente árabe como ‘el enemigo’ e invocaron ‘un nuevo Pearl Harbor’ como necesario para proveer guerras que permitan derribar 7 gobiernos en 5 años… Para obtener ese ‘nuevo Pearl Harbor’ Cheney, los neoconservadores e Israel orquestaron los ataques al WTC y al Pentágono… el 11 de setiembre fue una operación del Estado profundo. Setiembre 2020.”

ADL apenas lo transcribe. Como si la mera presentación de tales consideraciones cayeran por su propio peso. Cuando bien podría ser exactamente lo opuesto.

Leámoslo. El documento a que se refiere Roberts, “Rebuilding America’s Defenses” (setiembre 2000), un manifiesto netamente imperialista y supremacista, firmado por la craneoteca neoconservadora del gobierno de entonces, compuesta primordialmente por judíos (y algunos que no), convoca a “crear” un nuevo Pearl Harbor. Un imperialismo desfachatado.

Dicho documento revela el afán por preservar “la preponderancia” (término acuñado por George Kennan en la década de los ’50); “promover el liderazgo global de EE.UU. [american]. En consonancia promueven “las nuevas fronteras” [en la formación de EE.UU. en el territorio continental norteamericano, “la cuestión de la frontera”, siempre desplazándose, fue muy importante; imprimir en el inconsciente colectivo estadounidense una nueva frontera ahora a lo largo de todo el planeta expresa el alcance imperialista mundial ahora en juego].

Y en ese concierto de control planetario los autores de “Rebuilding…” ven carencias; los servicios de aprovisionamiento no han aumentado el mismo ritmo que los aviones de combate, por ejemplo, el adiestramiento de los marines está atrasado… “En una palabra, una Armada capaz de preservar la preeminencia marítima de EE.UU., va a requerir mucho mayores aumentos de los presupuestos de la Armada […] para preservar la preeminencia militar de EE.UU. en las décadas que vienen el Ministerio de Defensa debe moverse más agresivamente.”

Y nuestra atribulada craneoteca neoconservadora mira con preocupación que “el proceso de transformación, aunque conlleve cambios revolucionarios, probablemente lleve mucho tiempo, faltando un  evento catastrófico y catalizador, como un nuevo Pearl Harbor. La política interna y la industrial tomarán el ritmo y el contenido transformador tanto como lo requieran las misiones militares.

ADL está encandilada con sus propias luces y ha olvidado la capacidad de razonamiento y de abordaje de la realidad, o está persuadida del efecto que tiene la política de ubicar en el Index a determinadas manifestaciones intelectuales críticas o a determinadas personas (fue un sistema que empleó asiduamente la Iglesia Católica hace siglos, pero la “modernidad líquida” ha revelado su total ineficiencia).

Nos preguntamos si el poder sionista pretende gobernar “nuestras almas” con semejantes “verdades” que no necesitan demostración.

En cualquier caso, la denuncia de ADL expresa una total impotencia y pobreza intelectual. O descaro. Demasiada chutzpah***.

NdE

*La voz conspiranoico, ca es un acrónimo humorístico formado a partir de conspira(tivo) y (para)noico.

**A Clean Break : A New Strategy for Securing the Realm ([Una ruptura limpia: Una nueva estrategia para asegurar el reino] comúnmente conocido como el informe "Clean Break") es un documento político que fue preparado en 1996 por un grupo de estudio dirigido por Richard Perle para Benjamin Netanyahu, el entonces Primer Ministro de Israel. El informe explicaba un nuevo enfoque para resolver los problemas de seguridad de Israel en Oriente Medio haciendo hincapié en los "valores occidentales". Desde entonces ha sido criticado por defender una nueva política agresiva que incluía la eliminación del poder de Saddam Hussein en Irak y la contención de Siria mediante una guerra por delegación y destacando su posesión de “armas de destrucción masiva”. Algunas partes de las políticas expuestas en el documento fueron rechazadas por Netanyahu [Wikipedia].

*** Chutzpah: palabra hebrea pasada al yiddish, y de éste al inglés y al alemán, significando descaro, insolencia, chulería o desfachatez. En el hebreo israelí de hoy, ha adquirido un sentido positivo, equivalente de audacia, como componente mayor de una supuesta israelidad.

ANTONIO MAZZEO
La Turquie à la conquête du marché africain des armes : le Niger passe de nouvelles commandes

 Antonio Mazzeo, Africa Express, 25/11/2021
Traduit par Fausto Giudice, Tlaxcala

Les forces armées du Niger accumulent des drones tueurs, des avions de chasse et des véhicules blindés, et des contrats de plusieurs millions de dollars affluent pour les industries de guerre « amies » du président turc Recep Tayyip Erdoğan.

Après avoir rencontré le président du Niger, Mohamed Bazoum, ces derniers jours, Erdogan a annoncé que la Turquie allait transférer au pays africain une quantité non précisée d'avions d'attaque sans pilote Bayraktar TB2, de chasseurs d'entraînement légers Hurkus et de véhicules blindés pour les opérations de guerre terrestre. « Ces systèmes d'armes, qui sont fabriqués par des entreprises turques, renforceront les capacités opérationnelles des forces armées et de sécurité du Niger », a déclaré Erdogan.


Mohamed Bazoum, Président du Niger à droite et son homologue turc Recep Tayyp Erdogan

Les Bayraktar TB2 sont des drones tactiques MALE (Medium Altitude Long Endurance), ce qui signifie qu'ils volent à moyenne altitude pendant de longues périodes (jusqu'à 7 300 mètres au-dessus du niveau de la mer et pendant 27 heures consécutives). Ils peuvent atteindre une vitesse de croisière de 222 km/h et sont capables d'effectuer des décollages et des atterrissages en totale autonomie et des missions semi-autonomes de renseignement, de surveillance, de reconnaissance et d'attaque armée.

Les appareils ont une capacité de charge utile allant jusqu'à 150 kg : selon la mission, ils peuvent transporter des systèmes de détection radar, des visières et des caméras ou des bombes à guidage laser de type MAM et MAM-L et des missiles air-sol et antichars UMTAS. Les munitions et les missiles sont produits par Roketsan Roket Sanayii ve Ticaret A.S., la principale industrie de défense turque, qui est largement contrôlée par les forces armées, tandis que les drones sont conçus et fabriqués par Baykar à Istanbul, une société privée appartenant à la puissante famille Bayraktar, dont le président du conseil d'administration est Selçuk Bayraktar, le gendre du président Erdogan, dont il a épousé la fille Sümeyye.

Avec l'achat de ces drones tueurs, le Niger devient le troisième client africain de la société turque. Ces derniers mois, les Bayraktar TB2 ont été vendus aux armées du Maroc et de l'Éthiopie pour être utilisés contre les Sahraouis et le Front Polisario, respectivement, et dans la guerre sanglante du Tigré. Depuis 2014, ces avions sans pilote sont entre les mains des forces armées, de la gendarmerie et de la police nationale turques et utilisés principalement contre la population et les milices kurdes. Les Bayraktar TB2 ont également été vendus au Qatar, à l'Ukraine, à l'Azerbaïdjan, au Kirghizistan et au Turkménistan.

Les Nigériens auront l'immense joie de recevoir des drones dédicacés par le Bachkanı (président) en personne

01/12/2021

IAN URBINA
Las cárceles secretas libias que mantienen a los migrantes fuera de Europa

 Ian Urbina, The Outlaw Ocean Project y The New Yorker Magazine, 28/11/2021
Traducido del inglés por
Sinfo Fernández, Tlaxcala

La UE, cansada de los inmigrantes que llegan de África, ha creado un sistema de inmigración en la sombra que los captura antes de que lleguen a sus costas y los envía a brutales centros de detención libios dirigidos por milicias.

Una colección de almacenes improvisados a lo largo de la carretera en Ghout al-Shaal se ubica en un barrio deteriorado de talleres de reparación de automóviles y depósitos de chatarra en Trípoli, la capital de Libia. El lugar, que antes era un depósito de cemento, se reabrió en enero de 2021, con sus muros exteriores reforzados y cubiertos de alambre de espino. Hombres con uniformes de camuflaje azul y negro, armados con rifles Kalashnikov, montan guardia alrededor de un contenedor azul que pasa por ser una oficina. En la puerta, un letrero dice “Dirección de Lucha contra la Migración Ilegal”. La instalación es una prisión secreta para inmigrantes. Su nombre, en árabe, es Al Mabani (Los Edificios).

A las 3 de la madrugada del 5 de febrero de 2021, Aliou Candé, un emigrante tímido y fornido de veintiocho años procedente de Guinea-Bissau, llegó a la prisión. Había abandonado su hogar año y medio antes, porque la granja de su familia era un desastre y se había propuesto reunirse con dos hermanos en Europa. Pero, cuando intentó cruzar el mar Mediterráneo en un bote de goma, con más de un centenar de migrantes, los guardacostas libios los interceptaron y los llevaron a Al Mabani. Allí los arrojaron en el interior de la celda número 4, donde estaban retenidos unos doscientos presos más. Apenas había lugar para sentarse en medio de la aglomeración de cuerpos, y los que estaban en el suelo se deslizaban por él para evitar que les pisotearan. Por encima había luces fluorescentes que permanecían encendidas toda la noche. Una pequeña rejilla en la puerta, de unos treinta centímetros de ancho, era la única fuente de luz natural. Los pájaros anidaban en las vigas, y sus plumas y excrementos caían desde arriba. En las paredes, los emigrantes habían garabateado notas de determinación: “Un soldado nunca retrocede” y “Con los ojos cerrados, avanzamos”. Candé se hacinó en un rincón lejano y empezó a sentir pánico. “¿Qué tenemos que hacer?”, preguntó a un compañero de celda.

Nadie en el mundo más allá de los muros de Al Mabani sabía que Candé había sido capturado. No se le acusó de ningún delito ni se le permitió hablar con un abogado, y no se le dio indicación alguna de cuánto tiempo estaría detenido. En sus primeros días allí, se mantuvo casi aislado, sometiéndose a las sombrías rutinas del lugar. La prisión está controlada por una milicia que se autodenomina eufemísticamente Agencia de Seguridad Pública, y sus hombres armados patrullan los pasillos. Unos mil quinientos inmigrantes están allí recluidos, en ocho celdas, segregadas por sexos. Solo había un retrete para cada cien personas, y Candé a menudo tenía que orinar en una botella de agua o defecar en la ducha. Los migrantes dormían sobre delgadas colchonetas en el suelo; no había suficientes para todos, así que se turnaban: uno se acostaba durante el día, el otro por la noche. Los detenidos se peleaban por ver quién dormía en la ducha, que tenía mejor ventilación. Dos veces al día, los hacían salir en fila india al patio, donde se les prohibía mirar al cielo o hablar. Los guardias, como si fueran guardianes de un zoológico, ponían tazones comunes de comida en el suelo, y los migrantes se reunían en círculos para comer.

Los guardias golpeaban a los prisioneros que desobedecían las órdenes con cualquier cosa que tuvieran a mano: una pala, una manguera, un cable, una rama de árbol. “Golpeaban a cualquiera sin motivo alguno”, me dijo Tokam Martin Luther, un camerunés de más edad que dormía en una colchoneta junto a la de Candé. Los detenidos especulaban que, cuando alguien moría, el cuerpo era arrojado detrás de uno de los muros exteriores del recinto, cerca de una pila de escombros de ladrillo y yeso. Los guardias ofrecían a los inmigrantes su libertad a cambio de una cuota de 2.500 dinares libios, unos 500 dólares. Durante las comidas, los guardias se paseaban con teléfonos móviles para que los detenidos que pudieran llamaran a los familiares. Pero la familia de Candé no podía permitirse ese rescate. Luther me dijo: “Si no tienes a nadie a quien llamar, quédate sentado”.

Seguir leyendo 

Video The Invisible Wall, la historia de Aliou Candé